Durante i recenti lavori di ristrutturazione del podere sede oggi dell’agriturismo Due Comuni abbiamo ritrovato sotto l’intonaco di una parete una targa originale in pietra con la scritta “1784 MENSA DI LUCCA”. Ci siamo quindi chiesti cosa fosse la Mensa di Lucca, cosa successe nel 1784 per essere meritevole di una targa e perché è stata messa sulla parete del nostro edificio.

Dopo il primo articolo sulla storia di San Gervasio e il secondo sulla Valdera e la storia dei due comuni che danno il nome alla nostra azienda, vogliamo adesso raccontarvi quindi del nostro podere e della Mensa di Lucca.

La targa di pietra è quella nella foto sotto, la parete su cui è stata ritrovata oggi è interna alla casa, alla fine del XVIII secolo era invece una parete esterna del podere, solo nel secolo successivo è divenuta una parete interna per l’ampliamento dell’edificio.

Con il termine “Mensa di Lucca” si intendeva l’insieme delle proprietà e delle relative rendite che formavano il patrimonio personale dei vescovi di Lucca. Il vescovo di Lucca era una specie di feudatario e aveva propri ufficiali che gestivano il suo patrimonio e le relative rendite; con queste provvedeva al sostentamento della propria persona e della sua corte. Il patrimonio della Mensa consisteva essenzialmente in appezzamenti di terra, interi poderi e tenute, comprensivi anche di case e magazzini, dislocati in una zona piuttosto vasta. Le terre della Mensa si estendevano infatti oltre Lucca nella Garfagnana, nella Valdera e nel Valdarno inferiore fino a Montopoli, Ponsacco e Pontedera.

La Mensa concedeva i propri terreni e i propri fabbricati a contadini tramite contratti di livello. Il livello è un tipo di contratto agricolo rimasto in uso fino al XIX secolo tramite il quale il proprietario (nobile, monastero o chiesa) concedevo in uso un bene dietro pagamento di un canone. Le entrate provenivano quindi nella maggior parte da questi canoni che erano pagati sia in natura (grano, paglia, miglio, olio, vino, animali) che in denaro.

Tornando all’origine della nostra targa, tra il XVII e il XVIII secolo ci fu un’importante causa giudiziaria relativa proprio al castello, al podere e ai terreni di San Gervasio. La causa vedeva opposti da una parte la Mensa arcivescovile di Lucca e i fratelli Alamanni dall’altra parte i fratelli Rucellai. Gli Alemanni e i Rucellai erano importanti famiglie fiorentine. Ampia documentazione sulla causa si trova oggi presso l’archivio arcivescovile della diocesi di Lucca.

“La Mensa, per natura di contratto, e come padrone diretto, in quanto il castello e le terre relative risultano acquistati dai vescovi lucchesi già dall’XI secolo, aveva l’obbligo di difendere il suo livellario nel pacifico godimento dei beni che gli erano stati concessi”.

La causa riguardava il possesso del castello e dei terreni del borgo di San Gervasio, possesso che dipendeva dall’autenticità o meno di una pergamena contenente il contratto di acquisto fatto dal vescovo Anselmo nel 1075. Nel 1770 l’arcivescovo di Lucca incaricò Don Sebastiano Donati di difendere gli interessi della Mensa.  Il Donati in tre anni raccolse in tutta Italia una mole di manoscritti e di documenti tale da formare una collezione giurisprudenziale e diplomatica abbastanza organica che decise poi di pubblicare. Il risultato della causa fu favorevole al Donati e alla Mensa di Lucca che ottenne una sentenza completamente favorevole alle sue tesi.

La causa terminò proprio nel 1784 con la vittoria della Mensa di Lucca che quindi, probabilmente, fece apporre sul confine della proprietà la targa di pietra oggi visibile nella nostra reception.


La nostra storia parte 3 – la Mensa di Lucca

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